mercoledì 2 agosto 2017

Difesa Civile

Il 14 luglio è stata incardinata nel calendario del Parlamento la Legge di Iniziativa Popolare (LIP) per una difesa civile, non armata.
Una grande e bella notizia.
Noi della DIP aderiamo alla campagna e siamo sicuri che anche molti di voi lo faranno. Non è una battaglia persa… il fatto che la proposta sia stata calendarizzata è di per sé una vittoria.
Bandire la guerra. Avverrà prima o poi.


sabato 22 luglio 2017

WuMing: Tu che straparli di Carlo Giuliani...

Piazza Alimonda, Genova, h. 17:30 circa del 20 luglio 2001. I tutori dell’ordine hanno appena massacrato di botte il fotografo Eligio Paoni, colpevole di aver fotografato da vicino – e troppo presto – il corpo di Carlo Giuliani, e hanno metodicamente distrutto la sua Leica. Nel cerchio rosso, un agente lo trascina sul corpo e gli preme la faccia su quella insanguinata di Carlo (ancora vivo). Non è difficile immaginare cosa gli stia dicendo. Cosa non si doveva sapere delle condizioni del ragazzo in quel momento? Forse la risposta riguarda un sasso, un sasso bianco come il latte che si muove da un punto all’altro del selciato, scompare e ricompare, e a un certo punto è imbrattato di sangue.

Partiamo da una verità di base: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo Giuliani è falso.
Pochi giorni fa, in Piazza Alimonda, i soliti ignoti hanno danneggiato la targa in memoria di Carlo, imbrattandola con un getto di inchiostro nero. Le parole più belle per commentare quest’episodio, in apparenza piccolo, le ha scritte Carlo Gubitosa:
«Cari Elena, Giuliano, Haidi, pensavamo che fosse una targa, destinata a rimanere lì sfidando il tempo per fare memoria. Invece abbiamo scoperto che è un termometro dell’intolleranza, una cartina di tornasole della vigliaccheria, una centralina di rilevamento della bestialità. Ancora una volta in piazza Alimonda emerge il meglio e il peggio della società, e la vitalità di un marmo inerte solo in apparenza si anima per diventare megafono di denuncia dell’anticultura repressiva più brutale. Non rattristatevi per questo episodio, servirà da monito per i tanti, i troppi che vogliono chiudere quella parentesi aperta undici anni fa per lasciarsi alle spalle quello che dovremmo tenere sempre davanti a futura memoria.»

Dopo aver letto queste frasi, però, ci è tornata in mente l’eco di mille, diecimila, centomila conversazioni e dichiarazioni piene zeppe di “sì, ma”:
– Sì, è triste che sia morto un ragazzo, ma in fondo stava per lanciare un estintore…
– Capisco che il padre e la madre facciano tutto ‘sto casino, è naturale, ma il loro figliolo non era un santo, era un teppista col passamontagna.
– Che palle con ‘sto Giuliani, al povero carabiniere che si è dovuto difendere non ci pensa nessuno?

Dicevamo: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo è falso. Lo riscontriamo da anni, e lo abbiamo visto con maggiore intensità nei giorni scorsi, dopo le ultime sentenze della Cassazione sui giorni del G8. La “camionetta isolata e bloccata”, un estintore (vuoto) trasformato in arma letale… L’ignoranza su quell’episodio è trasversale, non conosce appartenenze di partito o coalizione.  E’ passata – anche nelle aule di tribunale – una “verità di regime”, confezionata già nella prima ora dopo l’uccisione di Carlo e mantenuta grazie a un’accorta vigilanza mediatica.
Ma vigilanza contro cosa?
Vigilanza contro qualunque tentativo di – letteralmente – allargare l’inquadratura e, al tempo stesso, inserire l’episodio nella sua temporalità, nella concatenazione di eventi di quell’orribile pomeriggio.
La generazione più giovane ha avuto in eredità Genova come “peccato originale”. Ogni volta che si scende per le strade, gli spettri di Genova trascinano le loro catene: in primis “i Black Block” (espressione che esiste solo in Italia, nel resto del mondo si parla correttamente del Black Bloc, ma quella contro l’anglicorum è da anni una battaglia persa), e poi Carlo col “suo” estintore. Sempre l’estintore. Atmosfere e atmosfere di fiato sprecato su quel cazzo di estintore.
Dal 2001 a oggi, approfondite controinchieste hanno attinto all’immenso tesoro di immagini – fisse e in movimento – emerse nel corso degli anni, smontando e rimontando l’intera sequenza di Piazza Alimonda. La sequenza estesa, non solo i pochi secondi visti mille volte eppure mai compresi. La verità ufficiale ne esce sgretolata, ma… c’è un ma.
Fuori degli ambiti di movimento, fuori dal milieu dei “genovologi” e dei noi-che-c’eravamo, chi cazzo le conosce le controinchieste? Chi ha letto l’inchiesta L’orrore in Piazza Alimonda, su quel che è accaduto a Carlo – ancora vivo – subito dopo la retromarcia del defender?
Nessuno, e infatti si sentono ogni volta le stesse due o tre idiozie, si riattiva il frame del “violento che se l’è cercata”, del “carabiniere che si è difeso”, “se era un così bravo ragazzo che ci faceva col passamontagna e l’estintore?” etc.

Nel 2006 il Comitato “Piazza Carlo Giuliani” ha prodotto un documentario intitolato La trappola. Da allora lo ha più volte arricchito man mano che si acquisivano nuovi elementi. La trappola è oggi il compendio più fruibile delle verità emerse da un enorme, pluriennale lavoro di indagine. Riassume, per dirla con un compagno che conosciamo, “lo stato dell’arte nella ricostruzione della morte di Carlo”. Nelle parole di chi lo ha prodotto, il documentario «ricostruisce l’uccisione di Carlo e le violenze efferate compiute sul suo corpo, partendo da tutto ciò che deve essere considerato causa e premessa dell’omicidio».
Abbiamo deciso di recuperarlo. Vi consigliamo di guardarlo (magari non da soli né a notte fonda) e, in seguito, di pensare a come questa storia viene ancora narrata nel discorso dominante, e quali luoghi comuni si siano affermati.

Vi chiediamo giusto un paio di cose:
commentate solo dopo aver visto La trappola e/o letto “L’orrore in Piazza Alimonda” e/o altre controinchieste linkate.
negli eventuali commenti, cerchiamo di andare oltre affermazioni tautologiche come “Sbirri assassini!”. Ci piacerebbe riflettere insieme su come si impongono le verità ufficiali, su quali meccanismi e automatismi si basa la loro costruzione, sugli effetti prodotti dal restringimento dell’inquadratura etc.
Ci interessa smontare le “narrazioni tossiche”.

Uhm… Ci accorgiamo di non averlo scritto da nessuna parte, diamo per scontato che tutti lo sappiano, ma forse va ricordato agli smemorati.
In questi giorni ricorre il 20 luglio.
“Buon” anniversario.




mercoledì 19 luglio 2017

La vera storia del cunicolo esplorativo della Maddalena di Chiomonte



Da tgvallesusa
Comunicato Stampa

Nel telegiornale del Piemonte delle 19,30 di lunedì 10 luglio l'arch. Virano, direttore di TELT (Tunnel Europeenne Lyon Turin) ha dichiarato che il cunicolo geognostico della Maddalena di Chiomonte è stato realizzato nei modi e nei tempi previsti. Anche in questo caso si tratta di un'affermazione non vera. I tempi di realizzazione del cunicolo previsti dal progetto definitivo erano 36 mesi, mentre invece i lavori sono terminati dopo 50 mesi, fermandosi però 500 metri prima del previsto. Lo scavo era iniziato il 1° dicembre 2012 ed è terminato il 1° febbraio 2017; considerato che sono stati scavati 500 metri in meno si può calcolare un aumento dei tempi del 50%, ciò che in un'opera ad appalto è considerato un fallimento.

Eppure, ancora a fine dicembre 2013, nella relazione annuale in Prefettura, con le dichiarazioni ufficiali riportate da “La Valsusa” e da “Luna nuova”, Virano aveva garantito con fermezza, e va sottolineata la forza con la quale prese l'impegno, che l'opera sarebbe stata finita entro il 31 dicembre 2015. Quindi non si sarebbe perso il contributo europeo che scadeva in tale data. Per quanto riguarda i costi, il tunnel di 7020 metri (e non di 7550 metri come doveva essere) è costato 173 milioni di euro invece dei 143 milioni fissati dal CIPE: tenendo conto della parte non realizzata, l'aumento dei costi è stato del 29% e non si possono imputare i maggiori costi alla sicurezza, perchè questi oneri, compresi quelli per i mezzi meccanici messi a disposizione delle Forze dell'ordine, sono stati a carico del Ministero dell'Interno.

Il grande interrogativo che Virano dovrebbe spiegare resta comunque per quale motivo TELT abbia abbandonato lo scavo prima di terminarlo e cosa ci fosse in quei 500 metri che doveva scavare e non ha scavato.

Il presidente

mercoledì 28 giugno 2017

Il sistema militare USA è il maggior inquinatore del mondo



Centinaia di basi gravemente contaminate
Whitney Webb**

Producono una quantità di rifiuti tossici superiore a quella delle cinque maggiori industrie chimiche del Paese. Il Dipartimento per la difesa ha lasciato la sua eredità tossica dappertutto: uranio impoverito, petrolio, carburante aereo, pesticidi, defolianti come l'Agente Orange, piombo e altre sostanze inquinanti.

La settimana scorsa i principali mezzi di comunicazione hanno dato ben poco risalto alla notizia che la base navale USA a Virginia Beach ha riversato qualcosa come 94.000 galloni di carburante per aerei in un corso d'acqua nelle vicinanze, a meno di un miglio dall'Oceano Atlantico. Certamente non si è trattato di un evento catastrofico come in altri casi di perdite da oleodotti, ma mette in luce un fatto ancora poco conosciuto - che il Dipartimento della Difesa americano è il più grande inquinatore non solo degli USA, ma del mondo intero.

Nel 2014 l'ex capo del programma ambientale del Pentagono dichiarò alla rivista Newsweek che il suo ufficio doveva occuparsi di 39.000 siti contaminati -per una estensione complessiva di 19 milioni di acri- nel solo territorio degli Stati Uniti.

Le basi militari USA, sia in patria che all'estero, sono tra i luoghi più inquinati del mondo: i perclorati e altri componenti dei combustibili di aerei e missili hanno contaminato le falde superficiali di acqua potabile, le falde profonde e il suolo.

Sono centinaia le basi militari presenti nella lista compilata dall'EPA (Environmental Protection Agency) dei ‘Superfund sites', siti per i quali è prevista l'erogazione di fondi governativi speciali per la bonifica. Dei quasi 1.200 siti elencati, quasi 900 sono luoghi un tempo utilizzati a scopi militari e ora abbandonati, oppure basi ancora in attività.

John D. Dingell, un politico del Michigan ora in pensione, veterano di guerra, sostiene che quasi tutte le basi militari del Paese sono gravemente inquinate. Una di queste è Camp Lejeune a Jacksonville, nel Nord Carolina. L'inquinamento di questa base si estese, nel periodo dal 1953 al 1987, a causa dell'immissione nella falda acquifera di una significativa quantità di sostanze carcerogene, fino ad avere conseguenze letali.

Tuttavia solo nel febbraio scorso il governo ha autorizzato coloro che erano stati espostialle sostanze inquinanti a Lejeune di presentare richieste ufficiali diindennizzo. Anche in molte basi militari fuori dagli USA le fonti di acqua potabile sono state contaminate: la base più famosa è la Kadena Air ForceBase a Okinawa (in Giappone).

In più gli Stati Uniti, che da soli hanno eseguito più test nucleari di tutte le altre Nazioni messe insieme, sono anche responsabili dell'elevato tasso di radioattività che persiste in molte isole dell'Oceano Pacifico.
Gli abitanti delle Isole Marshall, sulle quali gli USA sganciarono più di 60 bombe nucleari tra il 1946 e il 1958, e della vicina Guam, ancor oggi presentano percentuali molto elevate di casi di tumore.

Anche le regioni del Sud-Ovest furono scelte per sperimentare numerosi ordigni nucleari, e le esplosioni contaminarono enormi estensioni di terra. Inoltre - sempre in queste zone - le comunità degli IndianiNavajo che vivono nelle riserve sono soggetti ad alte dosi di radioattività provenienti da miniere di uranio, ormai abbandonate, che venivano utilizzate dai contractors militari.

Uno dei più orribili lasciti di inquinamento ambientale dei militari USA si trova in Iraq, dove le azioni di guerra hanno trasformato in deserto il 90% del territorio, distruggendo le produzioni agricole e obbligando il Paese a importare più dell'80% del cibo dall'estero.

Oltre all'uso di uranio impoverito in Iraq durante la Guerra del Golfo, i comandi militari USA - dall'invasione del 2003 in poi - hanno utilizzato la tecnica dell'incenerimentoall'aperto per smaltire i rifiuti, provocando un aumento significativo dei casi di cancro sia nei militari americani che nei civili iracheni.

Secondo le stime del Dottor Jawal Al-Ali, un medico di Bassora che fa anche parte del Royal College dei medici di Londra, i casi di tumore sono diventati 12 volte più frequenti rispetto al 1991 (AP/Enric Marti).

I documenti che testimoniano i danni ambientali provocati in passato dai militari USA indicano un approccio non sostenibile: eppure questo non li ha dissuasi dal progettare apertamente future contaminazioni ambientali con la scelta di smaltire i rifiuti in modo inadeguato. Nello scorso novembre la Marina USA ha annunciato il suo piano, per l'anno corrente,di riversare 20.000 tonnellate di “stressors” ambientali, ivi inclusi metalli pesanti ed esplosivi, nelle acque lungo le coste nord-occidentali dell'Oceano Pacifico.

Questo progetto, concepito nella sede nord-occidentale del Centro di addestramento e sperimentazione della Marina, tralascia di chiarire che questi “stressors” vengono descritti dall'EPA (l'Agenzia perl'Ambiente) come sostanze pericolose, molte tossiche a livello sia acuto che cronico.
Queste 20.000 tonnellate di ‘stressors' non includono le ulteriori tonnellate (tra 5 e 14 previste) di metalli potenzialmente tossici che la Marina prevede di smaltire ogni anno nelle acque interne lungo il Puget Sound nello Stato di Washington.

In risposta alle preoccupazioni espresse rispetto a questi progetti, una portavoce della Marina ha affermato che i metalli pesanti, e persino l'uranio impoverito, non sono più pericolosi di qualunque altro metallo: un'affermazione che chiaramente rifiuta di accettare dati scientifici. A quanto pare, dunque, le operazioni militari USA svolte per “la sicurezza degli Americani” avranno un costo superiore a quello che la maggior parte della gente immagina - un costo che sarà pagato dalle future generazioni, sia negli Stati Uniti che all'estero.

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** Whitney Webb scrive su mintpress e su diverse riviste on-line (ZeroHedge, the Anti-Media, 21st Century Wire, True Activist ecc.). Attualmente vive in Cile.
 Whitney Webb - MintPress News. Published on 22 May 2017 at
 U.S. Military World's Largest Polluter - Hundreds of Bases Gravely Contaminated
[Traduzione di Elena Camino per CSSR]



sabato 17 giugno 2017

Nicaragua, il NICA ACT


Gli Stati Uniti ci riprovano. In questa assoluta noncuranza della legittimità delle scelte nazionali, ancora una volta gli Stati Uniti si presentano come salvatori dei popoli afflitti da pseudo dittature, da governi che negherebbero le libertà individuali e collettive, da governanti che si arricchirebbero alle spalle dei cittadini abbandonati alla povertà.
Questa volta è toccato al Nicaragua. Ai primi di Aprile, presso il Congresso degli Stati Uniti, la repubblicana Ileana Ros-Lehtinen ed il democratico Albio Sires hanno proposto un progetto di legge definito NICA Act, ovvero Nicaraguan Investment Conditionality Act, col quale si pretende che gli Stati Uniti votino contro i prestiti internazionali destinati al Governo del Nicaragua. Il progetto, infatti, specifica che gli Stati Uniti dovrebbero approvare solo quei prestiti internazionali destinati a “ragioni umanitarie o per promuovere la democrazia” nel Paese. Il NICA Act verrà sospeso, come afferma il progetto stesso, solo nel momento in cui il governo del presidente Ortega decida di promuovere elezioni “libere, giuste e trasparenti”.
I due congressisti ci tengono a precisare che quello instaurato da Ortega sia un regime, nel quale le libertà individuali vengono negate da anni, in cui la popolazione è sempre più povera mentre il Governo si arricchisce e dove non viene dato luogo a libere elezioni.
Per comprendere la vera natura politicamente offensiva del NICA Act è necessario ricordare che Daniel Ortega è stato rieletto presidente lo scorso 6 novembre, per la terza volta consecutiva, con il 72,5% delle preferenze. Il Frente Sandinista rappresenta in Nicaragua il partito più forte, che persegue una politica i cui cardini principali sono “Fé, Familia y Comunidad”, valori dai quali discendono tutti gli altri.
Persino la segreteria generale dell’OEA (Organización de los Estados Americanos) ha espresso, attraverso un comunicato ufficiale (ed anche un messaggio su Twitter del suo segretario, Luis Almagro) una indubbia perplessità circa il contenuto di questa proposta di legge che, si legge appunto nel comunicato, rischia di incrinare i rapporti di collaborazione hanno impegnato alacremente il Paese centroamericano. Ed è decisamente significativo registrare che persino una organizzazione decisamente pro-USA quale l’OEA è si renda conto dell’azione esageratamente ingerente da parte dei due congressisti. Ingerenza che, come abbiamo visto appena una settimana fa, è stata esercitata dalla medesima organizzazione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela senza alcuna insicurezza.
Il fatto è ci troviamo dinanzi ad uno Stato, quello del Nicaragua, che ha avuto e continua ad avere con gli Stati Uniti un ottimo rapporto economico, essendo il principale Paese col quale intrattiene i rapporti economici. Una misura di questo tipo, qualora approvata, andrebbe a rovinare tali rapporti generando, inoltre, un clima che non contribuisce affatto alla costruzione della stabilità, del dialogo e del progresso di cui i cittadini nicaraguensi necessitano e per i quali tanto si sta spendendo il Governo di Ortega. Questo, d’altronde, non è il primo tentativo: già nel 2015 il Congresso degli Stati Uniti d’America aveva approvato una legge non troppo dissimile dal NICA Act, la Consolidated Appropriations Act 2016, nella quale si autorizzavano prestiti multilaterali a Honduras, El Salvador e Guatemala con limiti simili a quelli richiesti nell’odierno progetto di legge destinato al Nicaragua.
In un Paese in cui la spesa interna è stata indirizzata, prima della altre cose, al rafforzamento e allo sviluppo di sanità e istruzione di qualità ma che, per troppi anni, è stato vittima di politiche neoliberiste, togliere il diritto di ricevere prestiti internazionali equivale a strozzare la vita e le possibilità del popolo del Nicaragua.
Tutto questo, ovviamente, nel tentativo di porre fine all’esperienza di Ortega, all’indirizzo socialista del suo governo, e di attaccare l’ennesimo Paese non allineato dell’America Latina.
Dietro la richiesta di sovrintendere i prestiti per la pace, la sicurezza, la lotta alla criminalità vi è quella “esportazione della democrazia” e lo sfregio delle libertà sovrane dei popoli di cui abbiamo, purtroppo, una memoria troppo fresca.
Ribadendo il carattere offensivo del progetto di legge NICA Act, affermiamo la vicinanza e la solidarietà attiva al popolo nicaraguense e alle sue legittime istituzioni, compresa l’Ambasciata del Nicaragua in Italia.
Contro l’imperialismo, per la difesa dell’autodeterminazione dei popoli.
Giusi Greta Di Cristina,
responsabile nazionale Dipartimento Esteri PCI per le relazioni con l’America Latina

Dichiarazione ufficiale del Governo del Nicaragua in risposta alla proposta di legge NICA Act:
NOTA DE PRENSA
El Gobierno de Reconciliación y Unidad Nacional ha conocido esta tarde la disposición de un grupo de Congresistas norteamericanos, identificados por sus posiciones radicales e injerencistas, de reintroducir la llamada Nica Act.
Esta tarde, ratificando esa condición de extremistas y promotores del irrespeto a los Modelos de Democracia Protagónica con Idiosincrasia y Carácter propios, los Congresistas que en Septiembre del año pasado instalaron una Propuesta hostil contra el Derecho del Pueblo nicaragüense al Bienestar, la Seguridad, el Trabajo y la Paz, volvieron a irrumpir en el panorama político pre-electoral, en coincidencia con ciertos agrupamientos de Ciudadan@s nicaragüenses, identificad@s con las Políticas norteamericanas más retrógradas.
Al presentar la Nica Act 2017, este grupo de Congresistas pretende vulnerar el Derecho de Nicaragua, nuestro Pueblo y Gobierno, a continuar desarrollando nuestro Modelo Cristiano, Socialista y Solidario, donde la Democracia, el Diálogo, las Alianzas y la búsqueda de Consensos, garantizan Tranquilidad, Armonía Social y Esperanza.
 La Nica Act 2017 és una amenaza más, de las muchas que a lo largo de la Historia se han cernido sobre Nicaragua, en el afán de las mentalidades imperialistas de apropiarse de nuestro País. És un nuevo intento de concederse el Derecho de intromisión destructiva en nuestros Asuntos Nacionales.
 La pretensión irracional, inoportuna e improcedente de este grupo de Congresistas de conocidas posiciones extremas, sólo apunta a desestabilizar un País donde las Personas somos prioridad, donde vivimos tranquil@s, en el arraigo de una valiosa Cultura Religiosa, Familiar y Comunitaria, que cultivamos como Patrimonio Especial.
Nicaragua seguirá siendo Baluarte, Ejemplo, y Fortaleza de la Estrategia de Seguridad de Centroamérica y del Continente Nuestroamericano, trabajando, como lo hemos hecho, y lo seguimos y seguiremos haciendo, para combatir el Narcotráfico, la Delincuencia y el Crimen Organizado, y para fortalecer Fronteras que impidan el avance del Terrorismo Internacional.
 Nicaragua, consolida y consolidará su Modelo de Reconciliación, Trabajo, Paz y Unidad, empeñados en la Responsabilidad de un Estado y un Gobierno que ha sido reconocido por sus Logros Sociales, Económicos y de Seguridad, reconocido también por la Eficacia, Eficiencia y Transparencia de su Administración.
 Nuestra probada Capacidad para gobernar, manejando responsablemente la Economía, nos ha convertido en un País con Crecimiento Sostenido, donde los Avances en la Lucha contra la Pobreza son visibles e innegables.
 La Nica Act aparece como una Propuesta, ciega, sorda, e irracional, concebida por mentes insensibles, mal intencionadas, y cerradas completamente a reconocer el Derecho de l@s nicaragüenses a vivir alejad@s de los conflictos de Tiempos Pasados, habitando, por Gracia de Dios, Tiempos Nuevos, Tiempos de Victorias, Tiempos de Buen Juicio, Tiempos de Buena Esperanza, Tiempos de Sabiduría, Tiempos de Proclamación de Buenas Nuevas.
 Estaremos pendientes del desarrollo de esta Iniciativa funesta, que no representa el Corazón, la Racionalidad, o la Compasión que obliga al Ser Humano a actuar como Herman@. Una Iniciativa que niega el Conocimiento, la Conciencia, y sobre todo, la Dignidad del Amor.
 Nicaragua seguirá promoviendo el Trabajo, el Bienestar, y la Paz. Nicaragua seguirá forjando Alianzas positivas e inteligentes, que procuren Unidad por el Bien Común.
 Nicaragua seguirá promoviendo su Modelo de Fé, Familia y Comunidad con la Dignidad y la altura propias de nuestros Aprendizajes y de un Liderazgo Hábil, Eficaz, Experimentado, Sabio y Prudente.

Managua, Abril 5 del 2017
Gobierno de Reconciliación y Unidad Nacional