giovedì 20 aprile 2017

Saviano: Gabriele Del Grande e la libertà di tutti

C'è sempre un complotto pronto per giustificare gli arresti: le centinaia di giornalisti, scrittori, oppositori incarcerati da Ankara ne stanno pagando il prezzo
L'ARRESTO di un reporter potrebbe sembrare a qualcuno un atto di barbarie distante compiuto da un regime autocratico, un atto che non riguarda la nostra democrazia. Ma non è così. La detenzione di Gabriele Del Grande rientra in un percorso strategico preciso del governo di Erdogan: il leader di Ankara vuole dimostrare che chiunque racconti liberamente cosa accade in Turchia delegittima il Paese, alimenta quel clima di diffamazione agitato dai media neo-ottomani.

Nell'immaginazione di Erdogan la stampa non controllata da lui è sempre una stampa pagata e corrotta da qualcuno: controllarla e censurarla diventa — per il regime — un atto legittimo di un governo sovrano che tutela la sua immagine. È un'argomentazione molto simile a quella che si ascolta nei dibattiti gonfi di veleno che si svolgono sui social, sono argomentazioni in grado di accalappiare — come si fa con un animale preso alla gola — il consenso.

Gabriele non ha commesso alcun reato, non voleva fare altro che raccontare quello che vedeva e di cui veniva a conoscenza. Raccogliere testimonianze dirette è diritto e dovere di qualsiasi giornalista: diritto che dovrebbe essere tutelato in qualsiasi democrazia. Ma il suo arresto riguarda tutti non solo perché Gabriele è innocente.

La Turchia non si allontana semplicemente dall'Europa dei diritti, ma dimostra che sta iniziando un nuovo percorso autoritario che rischia di suggestionare tutte le forze populiste del mondo: quello di affermare che qualsiasi racconto diretto, libero e non negoziato con l'autorità sia un attacco compiuto per conto di gruppi di potere che possono essere di volta in volta gli occidentali, gli ebrei, i massoni e qualsiasi nemico immaginario il regime abbia bisogno di inventare all'occasione. C'è sempre un complotto pronto per giustificare gli arresti: le centinaia di giornalisti, scrittori, oppositori incarcerati da Ankara ne stanno pagando il prezzo.

Per Erdogan i diritti più elementari, come quello della libertà d'espressione, sono semplicemente dettagli e chi li rivendica è un nemico dello sviluppo del Paese. Queste tesi potrebbero essere messe nella bocca di tutti quei leader del mondo che invece di rispondere alle critiche politiche delegittimano chi le pronuncia.

Ecco perché la vita di Gabriele riguarda la nostra vita e i ritardi inspiegabili con cui la Farnesina è intervenuta mostrano quanto non ci si renda conto dell'importanza internazionale di questo caso. Difendere Gabriele equivale a difendere nel mondo la libertà d'espressione.






"MOBILITATEVI PER ME", le iniziative






giovedì 30 marzo 2017

Taranto, Europa

Lettera PeaceLink alla Commissione Europea "A Taranto evidenze di gravità estrema emerse recentemente che confermano una situazione sanitaria inaccettabile legata alle emissioni industriali"




NAFTALENE NELLE URINE DELLE DONNE

La Commissione Europea da oggi sa che a Taranto le donne urinano naftalene.
Nella lettera si legge: "Il naftalene, fra gli IPA cancerogeni, è la principale emissione in massa della cokeria. Esso è classificato dallo IARC, l’Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro, fra le sostanze appartenenti al gruppo 2B, ossia fra i cancerogeni possibili. I bambini esposti al naftalene hanno mostrato segni di danno cromosomico, come riportato dalla letteratura scientifica".

WIND DAYS, IMMUNODEPRESSI A RISCHIO

PeaceLink continua a rimarcare non accettabilità del rischio sanitario collegato ai Wind Days.
"La situazione a Taranto, - si legge nella lettera alla Commissione Europea - nonostante la minore produzione dell’Ilva, continua a non essere accettabile dal punto di vista sanitario. Prova ne sono i “wind days”, ossia i giorni di vento dall'area industriale in cui la salute delle fasce della popolazione più fragile è in pericolo (bambini, anziani, cardiopatici, immunodepressi, etc.), come si evince dalle indicazioni precauzionali della ASL che invita ad aprire le finestre nelle ore di minore inquinamento, ovvero tra le ore 12 e le ore 18.

STUDIO FORASTIERE 2016, ECCESSO DI INFARTI

Ma la prova schiacciante che il rischio sanitario sia inaccettabile a Taranto viene dall'aggiornamento dello Studio Forastiere 2016, uno studio epidemiologico che PeaceLink segnala alla Commissione Europea in questi termini:
"L’esposizione alle polveri industriali è responsabile di un +4% di mortalità e di un incremento specifico della mortalità per tumore polmonare del +5%.
Inoltre, alle polveri industriali è associato un incremento del +10% per infarto del miocardio, il che significa che tali polveri producono non solo un impatto a lungo termine (tumore polmonare) ma anche un impatto immediato in quanto gli infarti avvengono, come dimostra lo studio in oggetto, negli stessi giorni in cui si verificano incrementi di polveri sottili provenienti dall’area industriale".

Alla luce di questi dati - concludono Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Luciano Manna e Alessandro Marescotti - "Peacelink chiede quali altre violazioni al diritto comunitario debbano verificarsi affinché la Commissione Europea intervenga a protezione dei cittadini di Taranto e degli operai dell’Ilva".

ALLEGATO:
Redazione Peacelink

mercoledì 22 marzo 2017

Stop Glifosato

PER L'ECHA GLIFOSATO NON CANCEROGENO, MA NON SI SA NULLA SU ESPOSIZIONE PROLUNGATA

LA COALIZIONE #STOPGLIFOSATO: “PARERE VIZIATO DA UN CONFLITTO D’INTERESSI SULLA PELLE DEI CITTADINI”


  L’ECHA, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, ha deciso oggi che il glifosato non è cancerogeno e non provoca mutazioni genetiche, ma seri “danni agli occhi” ed è “tossico con effetti duraturi sulla vita in ambienti acquatici”. L’assoluzione è arrivata nonostante l’allarme lanciato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla pericolosità del noto diserbante.
"Una conclusione – sottolinea la portavoce della Coalizione #StopGlifosato Maria Grazia Mammuccini – che non convince e a cui si è arrivati esaminando gli studi pregressi, compresi quelli delle aziende produttrici. Abbiamo lanciato già alcuni giorni fa l’allarme sul possibile conflitto di interessi di alcuni membri della Commissione che ha emanato questo parere. Almeno tre di loro hanno lavorato per società di consulenza del settore chimico, interessate a sostenere il glifosato e a non far partire un serio ripensamento sull’uso globale dei pesticidi nell’agricoltura europea”.
Inoltre, come ammette la stessa ECHA, questo parere è basato “esclusivamente sulle proprietà dannose della sostanza. Non tiene conto della possibilità di esposizione alla sostanza e quindi non tratta dei rischi di esposizione”.
Per Patrizia Gentilini, dell’Isde- Associazione medici per l’ambiente, “in altre parole, secondo il controverso parere dell’ECHA (formulato considerando anche studi non pubblicati, non sottoposti a revisione e condotti dall’industria produttrice), in se stesso il glifosato non indurrebbe in modelli sperimentali il cancro o mutazioni genetiche. Questo parere, secondo quanto dichiarato dalla stessa agenzia, esclude la valutazione dei rischi da esposizione prolungata di esseri umani (agricoltori e consumatori), sui quali l’ECHA paradossalmente non si esprime. Ma è proprio l’esposizione sia professionale che residenziale o attraverso l’acqua e gli alimenti, che rappresenta un rischio per la salute delle persone, specie delle frange più vulnerabili quali donne in gravidanza e bambini”.
Per la Coalizione italiana #StopGlifosato “questo parere ‘parziale’ indurrà la Monsanto a tirare un respiro di sollievo. Molto meno sollevati sono i cittadini europei che si trovano di fronte a un giudizio sostanzialmente avulso dalla realtà dei rischi quotidiani. Per questo occorre sostenere la raccolta di firme per l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) indirizzata al parlamento e alla Commissione Ue, affinché ascoltino gli allarmi che vengono da una buona parte della comunità scientifica e decretino l’eliminazione dell’erbicida dai campi europei. In meno di due mesi questa iniziativa di legge popolare contro il glifosato è stata firmata da mezzo milione di cittadini: occorre raddoppiare l’impegno e presentare il milione di firme necessario per ottenere un cambiamento di rotta nelle politiche del laissez faire sulla salute e sulla pelle dei cittadini”.
Le 45 Associazioni riunite della Coalizione italiana #StopGlifosato lanciano un appello a tutti i cittadini per firmare e promuovere l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) contro il glifosato, per far sentire alla Commissione europea la propria voce contro l’uso del glifosato e contro un modello di agricoltura non più sostenibile basato sull’utilizzo della chimica di sintesi lungo tutta la filiera agroalimentare.
Sono già tanti i cittadini che hanno sottoscritto la petizione #StopGlifosato, ma dobbiamo essere sempre di più per spingere la Commissione Ue ad assumere la decisione finale sull’uso del diserbante a tutela degli interessi generali delle persone e non degli interessi particolari delle multinazionali della chimica.

Firma la petizione ICE
http://www.stopglifosato.it/petizione-ice-stopglyphosate/

Per essere sempre informato sulle attività della Campagna StopGlifosato seguici su Facebook (hashtag #StopGlifosato)
 
Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI - AIAB - ANABIO- APINSIEME – ASSIS - ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ - CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali - CONSORZIO DELLA QUARANTINA - COSPE ONLUS - DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA - EQUIVITA - FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO - FEDERAZIONE PRO NATURA - FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA - FIRAB - GREEN BIZ - GREEN ITALIA - GREENME – GREENPEACE - IBFAN- ITALIA - IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST - ISDE Medici per l’Ambiente - ISTITUTO RAMAZZINI - ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE - LIPU-BIRDLIFE ITALIA - MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO - NAVDANYA INTERNATIONAL - NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE - PAN ITALIA – Pesticide Action Network - REES-MARCHE - SLOW FOOD ITALIA - TERRA NUOVA - TOURING CLUB ITALIANO - UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO - VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETA’ - WWF ITALIA - WWOOF-ITALIA

 La Portavoce del Tavolo delle associazioni: Maria Grazia Mammuccini, 3357594514
 
Gli uffici stampa:
Ufficio stampa AIAB: Michela Mazzali,- m.mazzali@aiab.it – Cell. 348 2652565
Ufficio Stampa Lipu : Andrea Mazza andrea.mazza@lipu.it Cell. 3403642091 Ufficio Stampa WWF : Cristina Maceroni, c.maceroni@wwf.it – Cell. 329.8315725 Ufficio Stampa Ufficio stampa Legambiente: Milena Dominici – m.dominici@legambiente.it - Cell. 349.0597187 , Luisa Calderaro – l.calderaro@legambiente.it - 06.86268353
Ufficio stampa Associazione Biodinamica: Silverback, Greening the Communication – Francesca Biffi f.biffi@silverback.it - cell: 333 2164430

venerdì 30 dicembre 2016

Burkina Faso, bye bye al cotone della Monsanto

Nel 2009, il Burkina Faso aveva riposto tutte le sue speranze nel cotone OGM. Le promesse erano state straordinarie: meno lavoro, più rendimenti e profitti. La coltura transgenica era arrivata a coprire l’80 per cento della produzione nazionale, la seconda risorsa del Paese dopo l’oro. Poi, nel 2012, era cominciata la crisi, perché la qualità del raccolto era scarsa, le fibre non abbastanza lunghe. Il cotone burkinabè non era più competitivo e la crisi dilagava. Con la fine della dittatura. appoggiata dalle potenze occidentali, i produttori hanno trovato il coraggio di abbandonare l’opzione Ogm per tornare ai metodi tradizionali. L’ultimo raccolto è stato ottimo, sia dal punto di vista quantitativo che per la qualità  del prodotto. Il business della multinazionale acquisita dalla Bayer si è così dissolto e il governo democratico eletto in Burkina chiede al colosso Ogm un risarcimento per il danno subito che l’Association interprofessionnelle du coton quantifica in circa 74 milioni di euro. 

Fonte: redazione greenreport.it

La raccolta di cotone nel Burkina Faso, uscito da poco una dittatura trentennale appoggiata dall’Occidente, era in crisi e con un prodotto di scarsa qualità e alla fine i produttori di cotone burkinabé hanno avuto un’idea: farla finita con le sementi OGM del cotone BT di Monsanto e la cosa ha funzionato splendidamente. Non solo il raccolto è stato ottimo, ma il prodotto è di eccellente qualità, si vende bene e a un maggior prezzo. Insomma è stato un ritorno indietro, salvifico, al tempo del Burkina Faso socialista di Thomas Sankara.
Infatti – come spiega Axel Leclercq su Positvr – «il matrimonio tra Monsanto e il Burkina Faso risale al 2009. Àll’epoca questo Paese (che è annoverato tra i più poveri del nostro pianeta) aveva posto tutte le sue speranze nel cotone OGM dalle promesse straordinarie: meno lavoro, più rendimenti, più profitti. Grosso modo, Monsanto voleva cambiare la vita del Paese». Ma i produttori di cotone molto presto hanno capito che c’era qualcosa che non funzionava: il cotone BT Ogm non era di buona qualità e si vendeva male. Alla fine è arrivato il divorzio dalla multinazionale degli Ogm appena acquisita dalla Bayer.
Monsanto risponde che in Burkina Faso è stata fatta un «cattivo utilizzo del prodotto», ma gli agricoltori burkinabé non rimpiangono il cotone Ogm e sono convinti che il ritorno alle sementi tradizionali sarà seguito daglui altri produttori africani. Bruttissime notizie per Monsanto/Bayer che guardava all’Africa come la terra promessa degli Ogm: la spettacolare marcia indietro del Burkina Faso ha avuto un clamoroso successo e in molti pensano di cacciare Monsanto dai loro campi per tornare al cotone non OGM.
La fibra del cotone BT Monsanto è troppo corta e la lunghezza della fibra è il primo criterio di qualità del cotone, quindi i produttori burkinabé hanno pagato duramente sul mercato la fiducia riposte nelle promesse del governo golpista e nella Monsanto. Ora il nuovo governo nato dalla rivoluzione e dalle elezioni democratiche chiede addirittura un risarcimento alla multinazionale degli OGM e lAssociation interprofessionnelle du coton du Burkina (Aicb) quantifica il danno subìto in 50 miliardi di franchi Cfa, circa 74 milioni di euro.
E’ dal 2012 che il calo di qualità del cotone OGM si è fatto sentire con il calo delle entrate delle compagnie cotoniere: il cotone burkinabè perdeva colpi sul mercato mondiale rispetto agli altri cotoni dell’Africa occidentale, ma per le compagnie cotoniere burkinabè era difficile rinunciare dall’oggi al domani al cotone BT che era diventato popolare tra gli agricoltori perché richiedeva meno pesticidi e che all’inizio sembrava aver aumentato sensibilmente i rendimenti, cosa che era piaciuta molto ai contadini meno formati professionalmente.
Quando sono cominciate le difficoltà, Monsanto si era impegnata a rivedere le sue sementi, ma senza grande successo. Anno dopo anno le compagnie cotoniere hanno quindi richiesto sempre meno il cotone OGM, che ormai si coltivava nell’80% del territorio destinato a cotone. Quest’anno è stato chiesto agli agricoltori di non piantare cotone transgenico e di seminare quello tradizionale. Il nuovo direttore generale della Sofitex, una delle principali compagnie cotoniere, ha fatto il bilancio di danni prodotti dal cotone BT della Monsanto: da 20 a 30 franchi Cfa in meno per libbra di cotone, un danno non solo economico, ma anche morale e di immagine per il cotone burkinabè, l’oro bianco del Paese, la seconda risorsa del Burkina Faso dopo l’oro vero, ha perso la sua reputazione.
Per questo l’Aicb, dopo trattative discrete con Monsanto, ora reclama apertamente risarcimenti multimilionari in euro. L’Aicb ricorda che la ragione principale per la quale è stato adottato il cotone Ogm era la lotta ai bruchi che distruggevano i raccolti, ma «otto anni dopo, il Burkina Faso attualmente incontra problemi con questa speculazione, perché essendo corta la lunghezza della fibra gli stakeholder non sono più molto interessati». Insomma, le promesse del cotone Ogm di evitare i maggiori danni alle coltivazioni prodotte dagli insetti diventati resistenti ai pesticidi, accrescere la produzione, diminuire la quantità di insetticidi sparsi e i costi di produzione e la fatica nei campi, le ragioni che hanno portato ufficialmente il governo a dare il via libera a Monsanto, si sono trasformate negli anni in perdite finanziarie e in un abbassamento della qualità del cotone, fino a che, l’Aicb non ha inviato a Monsanto un memorandum e, 10 mesi dopo, si sono tenuti a Ouagadougou diversi incontri tra cotonieri Burkinabé e la multinazionale che non ha mostrato di recepire le ragioni dell’Aicb  che, appoggiata dal nuovo governo, ha quindi deciso di produrre il 100% di cotone tradizionale nella stagione 2016/2017.
La Sofitex, che ha un bel po’ di colpe in questo disastro, non se le assume e avverte furbescamente che «il ritorno al cotone convenzionale non è un rifiuto del cotone OGM, ancor meno della partnership con Monsanto, ma piuttosto un ripiegamento tattico, vale a dire “tornare indietro per saltare meglio”, attendendo che il marchio Monsanto continui le ricerche in collaborazione con l’Inera in vista di migliorare la lunghezza della fibra del cotone OGM che attualmente è controversa sul mercato mondiale e che comporta delle perdite enormi per la filiera cotoniera del Burkina Faso».
Ma sarà molto difficile che gli agricoltori Burkinabè, i quali, visto pur in una situazione ambientale e climatica difficile, si godono un raccolto mai visto credano ancora alle promesse di Monsanto e dei suoi complici burkinabé. Infatti è la stessa Sofitex ad ammettere che «il ritorno alla coltura del cotone geneticamente modificato di Monsanto o di qualsiasi altro marchio che sviluppi delle tecnologie similari potrà essere preso in considerazione dall’Association interprofessionnelle du coton du Burkina (Aicb) solo quando saranno attuati i lavori di recupero delle caratteristiche del label coton burkinabé». Cosa che, come hanno dimostrato i fatti, sembra impossibile con il “metodo” Monsanto, che forse ha meno amici nel Burkina Faso dove è tornata la democrazia.

giovedì 24 dicembre 2015

Poesia

Natale nero 1917

Non accendere i lumi in questa tetra sera,
che sin lo spazio è una cappa strozzata:
non viene san Michele con la sua santa spada
a squarciare le nubi perché ascendano i cuori.
Dimènticati i salmi, confortanti e devoti
E i cori alti in dulci jubilo.
“Morte e sventura”
È di questo Natale il sordo accordo.
Quale una vergine stolta, il mondo ha dissipato
l’olio della lucerna, l’esca è nera di fumo;
lo sposo tarda, le campane tacciono,
né giungono i re magi guidati dalla stella.
Questa notte non è rinato un dio
e non scendono gli angeli nei sogni dei bambini;
in attesa che passi il Natale
vegliano neri elfi al canto delle case.
A fatica la misera madre riscalda
il figlio stento nelle proprie braccia
e sogna, la vigilia, le doglie di Maria:
non c’è stanza in locanda, non c’è pane in dispensa,
e gli sbirri di Erode vanno di porta in porta;
infascia il bimbo e fuggi via!
Esodo e addio
ti canta il mattutino, anima stanca

Erik Axel Karlfeld
(Poeta svedese, premio Nobel alla memoria 1931)

Auguri dal Gruppo Amici della Poesia !