venerdì 16 febbraio 2018

[Iran] il tatuaggio

Immaginate con me: vi siete fatti un tatuaggio quando eravate molto molto giovani; ma, con il passare degli anni, vi siete piano piano accorti che non andava più bene, o non vi piaceva più, o vi causava problemi vari. E ora non lo volete più...

- Potete pensare che ormai c'è e ci sarà per sempre. Pazienza.
- Oppure potete pensare: ok, dovrò sopportare il dolore e spendere tanti soldi ma lo toglierò con il laser.
Ora immaginate che questo tatuaggio ve lo abbiano fatto appena nati. Non è un piccolo tatuaggio da nascondere. No. È sul tutto il vostro corpo, grande come voi. Le opzioni sono sempre quelle di prima, o lo lasciate o lo togliete. Ok?

Adesso voglio che voi sappiate una cosa...
A me, e a tantissime persone come me, hanno fatto un enorme tatuaggio appena nati. Si chiama Islam.
Siamo nati da genitori musulmani e loro da genitori musulmani e così via. Abbiamo tutti questo tatuaggio enorme che ci distingue dal resto del mondo. Le due opzioni che c'erano prima, qui non funzionano più!

Perché o resti musulmano (e ti comporti da musulmano e pazienza se non ti piace e sei infelice), o cambi religione...
In Iran la legge islamica sciita dice: chi cambia religione dall'Islam a un'altra religione principale (religioni di Abramo, Mosè, Gesù) deve essere allontanato dalla società musulmana, cioè non può mangiare con loro, non può sposarsi con loro, non può fare affari con loro, non può essere sepolto nel loro cimitero ecc. Invece, dice sempre la legge islamica, chi abbandona l'Islam per diventare ateo o far parte di un'altra religione non principale (come il buddismo, per esempio) ha il "sangue gratis", cioè se viene ammazzato da un musulmano, questi non deve rispondere davanti alla legge come un assassino, ma come uno che ha fatto il suo dovere, basta che lui possa dare le prove della infedeltà religiosa della persona che ha ucciso (e quasi sempre è proprio il regime islamico ad arrestarli e poi impiccarli).
Ci sarebbe una via di mezzo: cambiare Paese. Andare in un Paese dove cambiare religione non vuol dire essere perseguitato dal governo e dai fedeli radicali.
L'unico problema che c'è, è che questo tatuaggio non va via del tutto. Resta il segno e l'inchiostro è stato così velenoso, che ha danneggiato il tuo essere.
Potresti anche decidere di non essere più musulmano, ma crescere sotto tutta questa pressione per anni ti ha segnato dentro. Non sei come i cittadini di questo nuovo Paese. Sei sempre diverso perché l'Islam non è stato solo una religione per te e per il tuo popolo, ma è la tua cultura, il tuo modo di pensare e agire, il tuo stile di vita...

Puoi non essere più musulmano, ma resti sempre un mediorientale con la cultura islamica.
A meno che tu non vada a studiare bene per anni te stesso, la tua cultura e tutti i suoi aspetti, non potrai mai essere diverso da tutto gli altri musulmani.

Ecco. Questa parte è quella che manca ai migrati musulmani mediorientali in Italia (secondo me). Pensano di essersi liberati da secoli e secoli di discriminazione, dolore e pressione, ma non sanno che loro hanno tutto questo dolore dentro e lo portano in giro sempre e non se ne libereranno cambiando Paese o religione, persino nome e cognome.
E, sempre secondo me (che non sono ne' esperta ne' saggia), l'unico modo che c'è per far integrare i migranti è insegnare loro proprio questo.
Non con rabbia. Non con umiliazione. Non con odio. Perché a tanti di noi hanno detto come non vivere per non finire all'inferno ma mai come vivere per entrare in paradiso!

E se volete veramente liberarvi per sempre da tutti i rifugiati e migranti e naufraghi ... fate un'unica manifestazione nazionale, tutti uniti, contro una sola cosa: Guerra!
Guerra per il petrolio, guerra per chi deve avere potere assoluto sul medio oriente, guerra per esportare democrazia, guerra per aiutare chi soffre sotto un regime totalitario e altre mille scuse che le "nazioni forti" hanno usato in tutti questi anni per fare guerre nel mondo.

Tutti questi migranti non sono la causa dei problemi che ci sono ora, loro sono la conseguenza del silenzio che abbiamo mantenuto per anni.



PS:
La notizia più bella di oggi (15 febbraio):
Zia Nabavi, attivista, dopo 3164 giorni in galera (8 anni) , è stato rilasciato!!!!

Bentornato a casa Zia!
L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, persone in piedi
L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'aperto

Inceneritore del Gerbido, qualche cifra

LE EMISSIONI
Secondo il progetto originario presentato da TRM (società proprietaria dell'impianto del Gerbido, oggi privatizzata), l'inceneritore emette ogni giorno dalla ciminiera 10'080'000 di metri cubi di fumi tossici.
Questo dato non viene mai esplicitamente dichiarato per intero, neanche sui documenti tecnici: si parla di 140'000 mc all'ora per ciascuna delle 3 canne di cui è composta la ciminiera.
La moltiplicazione è banale, ma evidentemente i promotori ed i loro sponsor politici hanno moltissima paura di dire quali sono i numeri totali in gioco. I valori dichiarati da TRM per le sostanze inquinanti vanno quindi moltiplicati per... 10 milioni!! E questo ogni giorno. Partendo da numeri espressi in "zero virgola qualcosa", si arriva a:
  • 300 kg di ossido di carbonio (CO) al giorno
  • 700 kg di ossidi di azoto (NOx) al giorno
  • 50 kg di acido cloridrico (HCl) al giorno
  • 100 kg di anidride solforosa (SO2) al giorno
E molti altri ancora sono gli inquinanti emessi. Molti di essi non si vedevano a Torino e dintorni dagli anni ’70!!! Evviva il progresso!
Con l'aumento del quantitativo di rifiuti bruciato stabilito dal decreto "Sblocca Italia", aumentano anche i fumi, fino ad un valore che possiamo stimare in 12-13 milioni di metri cubi al giorno.

TRM ammette che c'è emissione di diossine, furani, policlorobifenili (PCB), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e metalli pesanti. Queste sostanze sono dette “microinquinanti” perché sono altamente cancerogene anche in dosi piccolissime, cioè di miliardesimi di grammo (o nanogrammi). Sempre secondo i dati ufficiali dello Studio d'Impatto Ambientale di TRM, l'inceneritore emette ogni giorno almeno:
  • 0.5 kg di mercurio
  • 0.3 kg di arsenico, cromo, piombo, nickel, cobalto ed altri metalli pesanti
  • 100 g di idrocarburi policiclici aromatici
  • 1 mg di diossine/furani al giorno cioè un milione di nanogrammi (ng) o un miliardo di picogrammi (pg).
Si tenga presente che, secondo le stime dell'Unione europea del 2001, la produzione d'acciaio nell'intera Europa ha prodotto 350 g (trecentocinquanta grammi!) di diossine*. A Seveso, la concentrazione massima assoluta riscontrata al suolo dopo l'incidente fu di 580.4 μg/mq (microgrammi al metro quadrato di terreno)*.
l limite massimo di presenza di diossine negli alimenti è oggi variabile (a seconda dell'alimento) fra 0.006 e 0.001 ng per grammo di alimento (da 1 a 6 picogrammi per grammo)*.
Per comprendere meglio questi numeri, ricordiamo che un milligrammo (mg) è 1/1000 di grammo, un microgrammo (μg) è un millesimo di milligrammo (o un milionesimo di grammo), un nanogrammo (ng) è un milionesimo di milligrammo (o miliardesimo di grammo), ed un picogrammo (pg) è un miliardesimo di milligrammo (o un millesimo di miliardesimo di grammo).
* Dati da: APAT - Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici - Diossine Furani e PCB – Febbraio 2006 - ISBN 88-448-0173-6

PM10 e PM2,5
Sembrerà strano, ma l'inceneritore non deve rispettare nessun limite per il PM10 o il PM2,5. La vostra automobile invece si. A titolo d'esempio, un'auto diesel euro5 o euro6 (dall’utilitaria al mega-SUV) non può emettere più di 5 mg/km (millesimi di grammo ogni km) di PM10. L'inceneritore per legge può emettere 10 mg/mc (millesimi di grammo per metro cubo di fumi), ma "garantisce" che ne emette solo 3. Meno di un'auto? No! Infatti dipende da quanti metri cubi di fumi emette! E visto che come s'è detto sopra sono 10 milioni i mc emessi al giorno, è facile calcolare che per fare le stesse emissioni di UN giorno di inceneritore un'auto diesel euro5 o 6 deve fare ben 6 milioni di chilometri.

L'inceneritore inoltre non non ha limiti specifici per il PM10, ma solo per le “polveri sospese totali”, senza distinguere quanto queste polveri sono fini. Ma come è ormai stato dimostrato ed certificato anche dall'OMS, le polveri sono tanto più pericolose quanto più sono fini, perché penetrano più a fondo nei polmoni.
Inoltre le polveri non sono tutte uguali né sono pericolose di per sé: dipende dalle sostanze di cui sono fatte. La polvere di cacao o farina non è come lo scarico delle auto. Allo stesso modo la polvere derivante dalla combustione del gasolio nelle automobili di certo è meno tossica di quella di un inceneritore, perché il gasolio bene o male è una sostanza uniforme e controllata, e non un miscuglio indifferenziato di rifiuti vari (plastiche, batterie, inchiostri, apparecchi elettronici, pneumatici, schifezze varie) come quello che brucia l'inceneritore.
Le polveri dell'inceneritore contengono diossine, furani, PCB, metalli pesanti ecc. Infatti quelle raccolte dai filtri sono classificate come “rifiuti pericolosi”. Molto peggio che i tanto criticati diesel. Ciò che i filtri non trattengono, sono quindi rifiuti pericolosi, e ne vengono emessi almeno 30 kg al giorno (dato di progetto). La normativa (d.lgs 133/2015) comunque permette al “nostro” inceneritore di emettere “legalmente” fino a 100 kg/giorno. Fate un bel respiro!
E queste quantità sono il risultato del "filtraggio del 99,9% delle polveri" che viene publicizzato da TRM, giornali e TV come risultato dei sistemi di "depurazione dei fumi": già solo lo 0,1% rimanente quindi sono quantità di polveri altissime!
Infine, la pianura padana, essendo circondata da alte montagne, favorisce la concentrazione degli inquinanti: in altre situazioni i fumi si disperderebbero (vedi altri inceneritori installati in luoghi più aperti e ventosi o sulle coste), mentre nel nord Italia questi fumi ristagnano. Quando i soliti propagandisti vi raccontano di altri inceneritori in giro per l'Europa, si dimenticano di dirvi questo importante particolare: noi siamo chiusi in una camera a gas. Oltretutto, perchè si limitano i motori diesel, e non gli inceneritori di tutta la pianura padana, che producono polveri molto più pericolose?

Premesso che i valori sopra indicati sono quelli più ottimistici e che la normativa vigente permette "legalmente" di avere fumi anche 10 volte più contaminati, sempre "nel rispetto dei limiti", purtroppo i fatti (vedi incidenti del 2013 e 2014) hanno mostrato che spesso le emissioni "sforano" anche questi limiti già molto permissivi.
Inoltre, è bene ricordare un aspetto importantissimo: i “limiti di legge” dicono solo quanto possono essere “sporchi” i fumi (mg di sostanza inquinante per metro cubo di fumi)… NON esiste nessun limite a QUANTO fumo può essere emesso! I 10 milioni di mc di fumi al giorno possono diventare 100 o anche 1000 milioni, senza violare NESSUNA LEGGE. Un po' come se, parlando di inquinamento prodotto dal traffico veicolare, si parlasse solo di valori euro2-3-4 senza preoccuparsi minimamente se circolano 10 automobili o 10 milioni.
Quindi, quando TRM, il Comune, la Provincia, la Regione o l'ARPA cercano di tranquillizzarvi dicendo che “l'inceneritore rispetta i limiti di legge”, vi stanno prendendo in giro: si dimenticano di dirvi che il limite più importante (la quantità totale di inquinanti) non è previsto dalla legge!!!
In ogni caso, per metalli pesanti e microinquinanti organici (diossine, furani, IPA, PCB) i controlli definiti "in continuo" secondo TRM sono in realtà "una volta al mese". Lo dice ufficialmente l'ARPA.

INCIDENTI
Purtroppo fin dall'inizio l'attività dell'inceneritore è stata segnata da due incidenti con emissioni totalmente fuori controllo e problemi che hanno portato l'ARPA a denunciare alla magistratura il comportamento di TRM, la società di gestione. Nelle pagine relative all'incidente del 2-3 maggio 2013,quello del 10-11 luglio 2013 ed alla segnalazione dell'ARPA sono disponibili più informazioni sui fatti avvenuti, ovviamente minimizzate da TRM e dai suoi sponsor politici.
Altri incidenti (fra i molti) si sono verificati il 23 novembre 2013 ed a Natale 2013. Cerchiamo di  tenere traccia qui... ma non riusciamo a riportarli tutti, sono troppi!!
In ogni caso, la scarsa correttezza di chi gestisce l'impianto e la pericolosità delle emissioni sono sotto gli occhi di tutti: se il buongiorno si vede dal mattino siamo proprio messi male...

L'inceneritore viene fatto per eliminare le discariche? Questa è un'altra favola (o fake news, come si dice oggi!) che vi raccontano. In realtà il progetto prevede che si porti in varie discariche:

  • 110-120 tonnellate di ceneri pesanti (ritenute nocive)
  • 9-10 t di ceneri volanti (rifiuti pericolosi)
  • 5-7 t di prodotti sodici residui (polveri separate dal filtro a maniche, rifiuti pericolosi).
Tutto ciò, sempre "al giorno". Poi, moltiplicate per 365 e per almeno 20 anni di funzionamento previsto. Ovviamente il volume di materiale risulta ridotto, ma la tossicità è maggiore.
Con l'aumento di circa il 20% dei rifiuti bruciati, permesso dal decreto "Sblocca Italia" di Renzi, naturalmente queste quantità sono aumentate: a Torino si smaltiscono anche i rifiuti della Liguria, governata dal centro-destra. Insomma, destra o sinistra gli affari sono affari...

Il flusso di massa dell'impianto è stato definito, sulla base dei dati di progetto, dal Politecnico di Torino. Puoi trovare i dati tecnici in questa pagina.

venerdì 9 febbraio 2018

[Iran] un sacco

Dunque... la campagna del mercoledì bianco va avanti (White Wednesdays: ogni mercoledì ci vestiamo di bianco e, dove possiamo, ci togliamo il velo), ma, grazie alle ragazze di Enghelab (VIDEO), ora siamo viste e ascoltate anche dall'estero.
Proprio per questa visibilità che abbiamo ora, la reazione del regime iraniano è più violenta; ma proprio per non avere di nuovo problemi con "Human Rights", stanno iniziando ad usare il cervello e fanno propaganda contro chi si toglie il velo dicendo che sono "spie pagate da organizzazioni internazionali", e quindi nemici della terra e del popolo (l'accusa per cui sono stata arrestata nel 2010).
 

Vedete questi qua nella foto? Sono apparentemente due
giovani che protestano contro chi protesta per la legge del velo obbligatorio. Ma quando andate a vedere chi sono realmente, trovate che tutti e due vengono pagati da Sepah-e Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione) dal 2014!!!
Cioè... una ragazza normale, pagata da nessuno, mamma di un bambino di un anno, protesta, va in galera, ci rimane per più di un mese ed è nemico del popolo e questi qua fanno la stessa identica cosa (in più disturbando con quella bandiera enorme), sono pagati dal regime, diventato "eroi che salvano l'Islam dal male", vengono intervistati dalla tv nazionale…
Allora penso che è vero... più hai paura, più ti comporti in un modo assurdo e senza senso...

Il regime iraniano ha paura di noi!
E questo, a me, piace un sacco.



giovedì 1 febbraio 2018

[Iran] La protesta di Vida

Scarcerata la ragazza simbolo della lotta contro l'hijab, nelle stesse ore arrestata un'altra attivista.
Ad annunciarlo alcuni attivisti e la legale di Vida Movahed. La scarcerazione grazie alla pressione popolare e alle campagne internazionali


Aveva sfidato il potere sventolando il velo che le avrebbe dovuto coprire i capelli. Una protesta che da Teheran aveva fatto il giro del mondo e che le era costata la libertà. Ma ora, dopo un mese di carcere, la donna divenuta simbolo della lotta contro l’hijab obbligatorio è stata liberata.
A darne annuncio su Facebook è stata l’attivista e avvocatessa Nasrin Sotoudeh, che da subito si era interessata al suo caso. Le autorità di Teheran non hanno ancora commentato la notizia, ma sui social media attivisti e utenti a fatica contengono la gioia.




Felici anche di poter dare finalmente un’identità a quella che avevano ribattezzato “La ragazza della strada della Rivoluzione”. Solo di recente infatti si è scoperto che la donna si chiama Vida Movahed, ha 31 anni ed è madre di un bimbo di 19 mesi.
Le campagne per la liberazione. Per lei, di cui si erano perse le tracce dopo l’arresto del 28 dicembre, era stata organizzata una campagna social con l’hashtag #whereisshe: un tentativo di fare pressione sulle autorità iraniane affinché dessero informazioni sulle sorti della donna.

Il 26 gennaio era intervenuta anche Amnesty International per chiederne il rilascio. Nello stesso comunicato l'organizzazione internazionale ha chiesto alle autorità iraniane di porre fine alla persecuzione delle donne che protestano pacificamente contro l'obbligo di indossare il velo, una pratica che Amnesty ha definito "umiliante e discriminatoria".  

La preoccupazione. Secondo Masih Alinejad, fondatrice del movimento My Stealthy Freedom, che da anni rivendica il diritto delle donne di scegliere il proprio abbigliamento contro il dresscode imposto dal governo, Vida ora si trova a casa sua, in compagnia del figlio e non “è di buon umore”.

Su Facebook Nasrin Sotoudeh ha scritto: "Spero che non fabbrichino un caso legale per danneggiarla solo perché esercitato i suoi diritti di base. Non ha fatto nulla di male"



Aveva sfidato il potere sventolando il velo che le avrebbe dovuto coprire i capelli. Una protesta che da Teheran aveva fatto il giro del mondo e che le era costata la libertà. Ma ora, dopo un mese di carcere, la donna divenuta simbolo della lotta contro l’hijab obbligatorio è stata liberata.






A darne annuncio su Facebook è stata l’attivista e avvocatessa Nasrin Sotoudeh, che da subito si era interessata al suo caso. Le autorità di Teheran non hanno ancora commentato la notizia, ma sui social media attivisti e utenti a fatica contengono la gioia.



Felici anche di poter dare finalmente un’identità a quella che avevano ribattezzato “La ragazza della strada della Rivoluzione”. Solo di recente infatti si è scoperto che la donna si chiama Vida Movahed, ha 31 anni ed è madre di un bimbo di 19 mesi.
Le campagne per la liberazione. Per lei, di cui si erano perse le tracce dopo l’arresto del 28 dicembre, era stata organizzata una campagna social con l’hashtag #whereisshe: un tentativo di fare pressione sulle autorità iraniane affinché dessero informazioni sulle sorti della donna.

Iran, altre donne protestano contro il velo: "Hanno arrestato lei, ma noi siamo tante"


La lotta continua.
E’ giorno di festa per le donne iraniane, una vittoria che festeggiano tornando a sventolare i veli in strada. Un gesto ormai simbolo della voglia di libertà.
Il secondo arresto
Una seconda iraniana è stata arrestata a Teheran per aver protestato contro l'obbligo di indossare il velo, salendo su una una centralina telefonica nella capitale, togliendosi l'hijab bianco e appendendolo al ramo di un albero lì accanto.
Una forma di protesta ricalcata su quella della manifestante arrestata il mese scorso per un'azione analoga, nello stesso luogo. La notizia del secondo arresto, riportata dal Guardian, è stata data dal corrispondente del New York Times nella Repubblica islamica, Thomas Erdbrink, senza però rivelare la sua identità. 

4 donne



La mia pelle è nera
Le mie braccia sono lunghe
I miei capelli sono lanosi
Le mie spalle sono forti
Forti abbastanza da sopportare il dolore
Che è stato inflitto sempre più.
Come mi chiamano?
Il mio nome è zia Sarah
Il mio nome è zia Sarah
Zia Sarah

La mia pelle è gialla
I miei capelli sono lunghi
Tra due mondi
Io mi colloco
Ma mio padre era ricco e bianco
Violentò mia madre a notte fonda.
E come mi chiamano?
Il mio nome è Siffronia
Il mio nome è Siffronia

La mia pelle è marroncina
I miei capelli sono belli
I miei fianchi sono sensuali
E le mie labbra sono rosse come il vino
Mi chiedete se sono la ragazza di qualcuno?
Beh, di chiunque abbia i soldi per comprarmi.
Come mi chiamano?
Il mio nome è Sweet Thing
Il mio nome è Sweet Thing

La mia pelle è marrone
Ed i miei modi sono severi
Ucciderò la prima madre che vedrò!
Perché la mia vita è stata dura
Sono terribilmente amareggiata in questi giorni
Perché i miei genitori erano schiavi.
Come mi chiamano?
Il mio nome è Peaches!


"Four Women" by Nina Simone
Recording session: "Sing The Truth", Jazz à Vienne 2009 by Lisa Simone, Dianne Reeves, Lizz Wright, Angélique Kidjo: Four Women
Featuring the Original Nina Simone Band: Al Shackman, guitar Chris White, bass Paul Robinson, drums Leopoldo Fleming, percussion Jeremy Berlin, piano.

Quattro donne di colore. Sarah, con la schiena piegata - ma non spezzata - dalle angherie; Siffronia, figlia della violenza dell'uomo bianco; Sweet Thing, il nome d'arte di una prostituta; e Peaches, cosciente e combattente, che non è più disposta a subire... Una canzone che a Nina Simone costò molte critiche anche dall'interno della comunità nera, perché disvelava anche le contraddizioni del sessismo e della doppia discriminazione patita, in quanto donne e in quanto afroamericane...